L’uomo della consegna

Di Luciano Pace.
Linda, una studentessa di una classe terza incline a riflettere, mi ha fatto notare, con il suo naturale garbo e nessuna vena polemica, che la mia disponibilità verso gli studenti le appare spesso eccessiva. Questa la sua osservazione “Professore, non mi sembra giusto essere così indulgenti verso gli studenti che sono immancabilmente in ritardo con le consegne dei progetti. Non è giusto verso chi consegna con puntualità!”. Ho percepito un invito alla riflessione che volentieri raccolgo e rendo occasione di condivisione in suo onore.
Ne “Il piccolo principe” c’è un personaggio molto curioso e che appare tale anche al protagonista: il lampionario. Costui vive sul suo piccolo pianeta al solo scopo di portare a termine la sua consegna, ovvero di accendere la sera e spegnere la mattina il suo unico lampione. Il problema è che il pianeta su cui vive è così piccolo che basta un solo minuto per passare da mattina a sera e viceversa.
Di fronte al lampionario, il Piccolo Principe sembra avere una reazione di compassione e vuole offrirgli un aiuto. Siccome si lamenta di essere stanco e voler riposare, il giovincello biondo gli suggerisce: “Sai, […] conosco un modo per riposarti quando vorrai […]. Il tuo pianeta è così piccolo che in tre passi ne puoi fare il giro. Non hai che da camminare abbastanza lentamente per rimanere sempre al sole. Quando vorrai riposarti camminerai e il giorno durerà finché tu vorrai”. Una prospettiva creativa. Purtroppo, però, il lampionario non l’accoglie e continua a fare insoddisfatto ciò che fa.
Di fronte al suo diniego il lettore rimane stranito, come il protagonista. Ma come – ci si potrebbe chiedere – che senso ha essere fedeli ad un dovere con un atteggiamento di insoddisfatta e lamentevole fedeltà? Eppure, proprio il Piccolo Principe nota come: “Può darsi che quest’uomo sia irragionevole. Comunque è meno irragionevole del Re, del vanitoso, dell’uomo d’affari e del beone. Almeno il suo lavoro un senso ce l’ha. Quando accende il suo lampione, è un po’ come se facesse nascere un’altra stella, o un fiore. Quando smorza il suo lampione, manda a dormire il fiore o la stella. È un lavoro molto bello. È davvero utile perché è bello”.
Il senso del dovere del lampionario non va giudicato in base a come egli si sente, ma in base al significato di ciò che compie. In una società come la nostra, in cui si tende a dare eccessiva importanza a ciò che si prova, può darsi sia una lezione difficile da comprendere ed accettare. Ciò che conta per il lampionario è la “consegna”, non come si sente nello svolgerla. Siccome la consegna è buona e bella, merita di essere perseguita con dedizione, nonostante le proprie insoddisfazioni. È un dovere perseguirla nonostante tutto. Analogamente, la consegna di studiare con puntualità e dedizione è buona e bella e, perciò, merita di essere compita nonostante tutto.
L’insegnamento che si può trarre dal lampionario sembra contraddire l’esser indulgenti verso gli studenti: se è così importante essere fedeli al proprio dovere, perché pazientare con chi non lo porta a termine con dovizia nonostante tutto? Tuttavia, da un altro punto di vista, la questione potrebbe essere considerata altrimenti: siccome è così importante compiere il proprio dovere, chi ne è consapevole (come il lampionario e Linda) lo porta a termine nonostante tutto, anche se costa fatica e anche quando ci si sente insoddisfatti perché altri non si comportano allo stesso modo. Il valore del proprio dovere risiede nel compierlo, appunto.
Perciò, anche se non appare immediato, l’esercitare indulgenza verso chi non compie i propri doveri quotidiani (o non lo fa fino in fondo) significa, al contempo e per converso, esaltare il valore di lo compie alla maniera del lampionario. A ben pensarci, il grande filosofo Immanuel Kant considerava la questione proprio in questo modo: il dovere va compiuto solo per senso del dovere, non con altre giustificazioni, del tipo perché è conveniente, perché dà soddisfazione, perché lo fanno tutti, ecc… Solo chi agisce il “dovere per il dovere” sperimenta la più grande libertà umana, nonostante ad essa si accompagni alle volte senso di insoddisfazione e di stanchezza.
Il lampionario, ovvero l’uomo della consegna, che ad alcuni interpreti pare simbolo di nevrosi o di insoddisfazione esistenziale, in realtà, considerato nella prospettiva filosofica kantiana, ricorda a tutti noi il grande valore connesso a compiere il proprio dovere nonostante tutto. Una lezione su cui io stesso non avrei avuto occasione di riflettere con più calma senza l’aiuto di una attenta studentessa.
2 pensieri riguardo “L’uomo della consegna”
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Caro Luciano,
Linda ha ragione nel segnalare che non è giusto, ma l’ingiustizia potrebbe essere proprio nei confronti di chi è in ritardo. Ovviamente, il professore attento ha il polso della situazione e capisce se il motivo dello ritardo sia dovuto a difficoltà oggettive o a pigrizia e/o mancanza di impegno. Penso che, nel secondo caso, l’insegnante compia un’ingiustizia nei loro confronti, non aiutandoli a correggersi nel loro errore.
Ciao
Andrea
Buonasera, Prof.
Concordo con Linda, ragionando anch’io da Alunna.
Le scadenze vanno rispettate anche per dare un senso alle parole negli impegni che assumiamo verso noi stessi e verso gli altri.
Il senso del dovere personalmente lo percepisco quale energia da dedicare alla Vita, che potrà essere più armoniosa e più Umana grazie alla passione con cui si agisce.
Certo, un imprevisto, un evento sopraggiunto possono causare il ritardo, però il Docente dev’essere informato per tempo…
Saluti anche per Linda! 🤗